Goshka Macuga, Untitled, 2008
die Künstlerin / the artist & Kate McGarry, London; Andrew Kreps, New York; Galerie Rüdiger Schöttle, München, Munich
Images from the region
of nowhere
È difficile trovare una definizione esaustivaper la ricerca di Goshka Macuga. Ilsuo lavoro incorpora linguaggi, segue unpersonale flusso di coscienza, organizzae orchestra mondi differenti, facendolicoesistere in sobri bilanciamenti. Macugacura, colleziona, realizza o porta a compimentoprogetti altrui... la sua attitudinedominante è quella di una ricercatriceindipendente che, in modo originale e antiaccademico,individua un incipit e poi segueun’evoluzione dettata dalla casualitàe dalle coincidenze. La Storia del GenereUmano è il suo serbatoio.
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BACKGROUND
Ho l’impressione, ma potrei sbagliare, che nel tuo lavoro sitrovino tracce della tua educazione polacca. Forse per via diquesta passione tassonomica, tipicamente europea... Dipende se si considera la mia arte come un prodotto dellamia educazione polacca o una reazione ad essa. Per me,effettivamente, si tratta di una reazione contro i tanti cambiamentia cui ho assistito in Polonia negli anni Ottanta.Al momento non so cosa stia accadendo laggiù dal punto di vistaculturale, o se ci siano nuovi sviluppi. Negli ultimi anni, ho espostoin molti paesi europei ed extra-europei, ma non sono mai statainvitata a presentare il mio lavoro in Polonia o nell’Est Europa (equesto è piuttosto strano). La mia cultura è stata, in parte, plasmatadalla propaganda comunista (un approccio molto tendenzioso;ora credo che molte cose siano cambiate), in parte dalla Chiesacattolica. Religione e politica hanno avuto una drastica influenzasulla cultura del mio paese... Forse tutto ciò mi ha insegnato acreare storie diverse, invece di proporre una concezione unica eunilaterale. Molti dei curatori con cui ho lavorato sono interessatiall’ideologia comunista, ma di rado hanno vissuto sulla loro pellel’esperienza di crescere in un paese del blocco sovietico. Per forzadi cose, il nostro punto di vista è radicalmente diverso: il loro tendea essere molto più romantico del mio. La mia passione per l’accumulo di informazioni, oggetti e materialiè nata in Polonia, ai tempi in cui tutto scarseggiava. Al momento,non so cosa stia accadendo laggiù dal punto di vista culturale, o seci siano nuovi sviluppi. Negli ultimi anni, ho esposto in molti paesieuropei ed extra-europei, ma sono stata invitata pochissime volte apresentare il mio lavoro in Polonia o nell’Est Europa. MISTICISMO L’assemblage è il terreno di un nuovo misticismo? O meglio,nel tuo caso penso che sarebbe più opportuno usare i termini“composizione” ed “esoterismo”... A me interessa soprattutto creare un mio sistema di saperi.L’esoterismo non mi appassiona di per sé, ma in quantoincarnazione di una conoscenza non istituzionale, alternativa alsapere scientifico o accademico. Per la mia ultima mostra alla Kunsthalle Basel, mi sono ispirata,tra le altre cose, alla biblioteca di Aby Warburg. Mi affascinavail modo in cui collezionava libri e immagini, inserendoli in un suosistema di classificazione. Il mio procedimento, di solito, è più intuitivo che metodico.Durante le mie ricerche per la mostra di Basilea, sono capitatitanti “eventi” casuali, pure coincidenze. Una strada mi portava aun’altra, e poi a un’altra ancora... e questa mi portava a scoprirequalcosa di totalmente inaspettato. A volte, sembra esserciqualcosa di “magico” nelle convergenze imprevedibili e nonlinearidi percorsi e concetti. OGGETTI TROVATI Quando guardo una tua opera, la prima cosa che mi chiedo è dovehai trovato e perché hai scelto quelle “cose”, quale mondo haivoluto ricreare nelle tue composizioni/installazioni/lavori... Qualepotenzialità devono esprimere per attirare la tua attenzione? Sonoin qualche modo collegate? Seguono un modello? Quali principisono costanti, e quali variabili? Sono sempre alla ricerca di cose, e vado a pescarle negli ambitipiù disparati: dalle vicende storiche o attuali del Medio Oriente, alcinema e alla musica italiani (per esempio, mi piacciono OrnellaVanoni e Mina). Non si tratta di una ricerca strutturata, ma piuttosto di un viaggiopersonale, un vagabondaggio tra campi diversi di ricerca. Perfarti un esempio: al momento, in preparazione di una mostra allaWhitechapel di Londra, sto esaminando alcuni materiali legati aGuernica di Picasso. Poco tempo fa ho scoperto che Guernica, nel1939, fu presentata proprio alla Whitechapel. Fu esposta in qualitàdi simbolo politico, per raccogliere fondi e sostegno a favoredella Repubblica Spagnola, scoraggiare la diffusione di movimentie atteggiamenti fascisti e promuovere il credo socialista. Ilquadro non fu scelto per ragioni artistiche, ma per esigenze dipropaganda. Attrasse migliaia di visitatori, i quali donarono soldialla guerriglia spagnola o, se non li avevano, lasciarono gli stivaliall’ingresso della galleria come contributo. Le tante storie interessanti, legate a questo evento, mi hannosuggerito l’idea di riportare lo spirito di Guernica a East London.È ovvio che sarebbe stato impossibile farsi mandare il dipintooriginale, quindi ho dovuto trovare un’alternativa. Nel 1955, Nelson Rockefeller ha commissionato un arazzo conuna copia a grandezza naturale di Guernica. Fu realizzato, con lacollaborazione dello stesso Picasso, dalla sarta Jacqueline de laBaume Dürrbach, del famoso Dürrbach Atelier di Parigi. Nel 1985,il Rockefeller Estate l’ha affittato alla sede newyorchese dell’Onu,perché rappresentasse un monito contro la guerra. Da allora, èappeso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nel gennaio2003, è stato temporaneamente coperto da una tenda blu perfare da sfondo al discorso di Colin Powell sulle armi di distruzionedi massa in possesso degli iracheni, nel corso del quale venivachiesta l’approvazione dell’ONU per dichiarare la guerra. L’esitoultimo di questo discorso fu l’attacco lanciato sull’Iraq da StatiUniti e Inghilterra il 20 marzo 2003, chiamato “Shock and Awe”. Abbiamo chiesto in prestito l’arazzo per la mia installazione allaWhitechapel. La mia ricerca nell’archivio della galleria è, dunque,sfociata in un lavoro sulla storia e sulla politica più che sulla storiadell’arte. Per me si tratta di un ambito di ricerca del tutto nuovo. SINFONIA Mi piace considerarti una specie di direttore d’orchestra... E il tuo lavoro una Wunderkammer... Cosa pensi di questi paragoni? Ti sembrano corretti o fuorvianti? Mi affascina l’aspetto soggettivo e parziale delle camere dellemeraviglie, in particolare la casualità e le peculiarità psicologicheche determinano i criteri di selezione. Le cose che mi affascinanodi più sono quelle che non conosco o non capisco.Il mondo che più mi ispira negli ultimi tempi è quello di AbyWarburg, la sua concezione non lineare della Storia. Non miconcentro mai su un singolo campo di ricerca, preferisco seguirepercorsi diversi allo stesso tempo. L’anno scorso, su eBay, hocomprato una serie di scatti da un uomo che aveva combattutoin Vietnam. Non avevo molte informazioni su queste immaginipiene di significato storico e non sapevo perché lui le vendesse suInternet. Siccome volevo entrare in contatto con lui e saperne dipiù, gli ho scritto, ma lui non mi ha risposto. Allora sono andato acercarlo a Denver, dove abita. Alla fine sono riuscita a incontrarlo ea parlargli della nostra transazione e di quello che aveva significatoper entrambi. Succedono sempre tante piccole cose che mi conducono in luoghiimprevisti. Posso scegliere il luogo in cui svolgere le mie ricerche,ma sono gli incontri fortuiti a determinare come e dove dovràsvilupparsi il lavoro. Sono molto curiosa, oserei dire indiscreta, maper fortuna nessuno mi ha ancora trascinata n tribunale! COLLEZIONARE Tu collezioni “cose” e offri loro una nuova esistenza... Collezionare può essere un modo per raggiungere uno stato di autorialità. In quale cornice formale e concettuale ti piacerebbe vedere il tuo lavoro? Domanda interessante, ma non sono tanto informatasulle collezioni pubbliche o sulle sedi in cui potrei immaginaredi collocare il mio lavoro. In passato, facevo queste grandiinstallazioni incorporando elementi presi a prestito da musei,artisti, collezioni private, che alla fine della mostra dovevanoessere restituiti, il che non mancava di creare contrattempi.In quale contesto vedrei il mio lavoro? Un museo d’artecontemporanea o, che so, un museo antropologico? Qualesarebbe la cornice più adatta? Di solito, in realtà, procedo in senso contrario: mi invitano o mioffrono uno spazio e un contesto, e il lavoro emerge da questodato. Uno dei miei prossimi progetti in Italia sarà all’Arsenale, perla prossima Biennale di Venezia. Ho iniziato a pensare al mottolatino plus ultra e anche allo spazio espositivo, che contiene dueenormi colonne, e al saggio di Georg Simmel, Ponte e porta:spingersi al di là dei confini... |












