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Bruce Nauman, Flower Arrangement – Homage to Bruce Nauman, 2005
Galleria Franco Noero, Torino

Vattene da questa stanza!
Vattene dalla mia mente, Bruce!

by Andrea Viliani


Un vecchio luogo comune hollywoodiano sostiene che sia molto più facile ricavare una buona sceneggiatura da un qualsiasi libro spazzatura piuttosto che ispirandosi a un classico. Come hai aggirato il rischio 'cine-polpettone' nel riferirti a un classico dell'arte contemporanea come Bruce Nauman?
Bruce Nauman rappresenta la "buona sceneggiatura", mentre il mio remake di Bouncing Balls (1969) e l'installazione con le rose rosse sono la mia idea di come corromperla e convertirla in cine-spazzatura...

La logica conclusione di questo secolo di avanguardia permanente sembrerebbe il reclutamento del sistema dell'arte nella società dello spettacolo, una mossa di geniale mascheramento dell'avanguardia contemporanea di fronte a quella "confidenza con il pubblico" che l'arte avrebbe perduto... La posizione di quegli artisti che, come te, ricercano oggi un ruolo pubblico forte, e un forte impatto sul pubblico, mi sembra il tentativo - che per altro fu in parte anche quello di Nauman - di pensare l'artista appunto come una figura giullaresca in grado di sviluppare una riflessione ludica a critica (concettuale?) sui meccanismi infernali del 'pop' contemporaneo. Mischiando per esempio Milva e Bruce Nauman....
Personalmente non credo di cercare in maniera consapevole un forte impatto nella reazione del pubblico, ma dal momento che il sistema dell'arte è diventato così vario, esteso e a tratti confuso sul piano critico, forse gli artisti oggi si sentono costretti ad 'urlare' un po' di più perché circondati da molto rumore.

Quando presentasti Greatest Hits - Milva canta Bruce Nauman in occasione della mostra personale al Museu Serralves di Porto, nel 2004, facevi per la prima volta riferimento a Nauman? Qual è stata la ragione per cui hai pensato di porre Nauman accanto a Milva, Amália Rodrigues, Sonia Braga, Lauren Bacall - le altre protagoniste di quella mostra?
Sì, era la prima volta. Era da tempo che volevo affrontare l'opera di Nauman e tuttora sogno un giorno di realizzare un remake di Good boy, bad boy (1985). Per quanto riguarda l'accostamento a Milva nella mostra al Museu Serralves, ho voluto associare e contaminare il re dell'arte concettuale americana e una delle icone più popolari della musica leggera europea. Nelle mie intenzioni, quel progetto parla appunto dell'evoluzione (o dell'involuzione) della fruizione dell'arte contemporanea, che forse ai tempi di Nauman era più critica che ludica, mentre oggi è clamorosamente più spettacolare che analitica.

Non è la prima volta che interpreti il tuo ruolo di artista quale catalizzatore di incontri "impossibili". In occasione della tua mostra alla Fondazione Prada, sempre nel 2004, hai riattualizzato i Comizi d'Amore pasoliniani senza citarli direttamente ma calandone, invece, le intuizioni e l'esigenza intellettuale nel linguaggio artisticamente spurio ma radicalmente pasoliniano e perfettamente contemporaneo del format televisivo. Hai seguito un processo analogo nell'ideare The Return of Bruce Nauman's Bouncing Balls, presentato in occasione della tua mostra alla Galerie Neu di Berlino la scorsa primavera?
Ho studiato a lungo il video originale di Bruce Nauman e sono rimasto colpito dalla voluta artigianalità delle immagini. Raramente mi era capitato di vedere due testicoli filmati in un modo così crudo e realistico. Ho pensato immediatamente, per opposizione, al linguaggio visivo pornografico, soprattutto dei film porno-gay americani, dove le parti anatomiche sono eccessivamente estetizzate: testicoli perfettamente illuminati, rasati e lucidati... A quel punto è scattata l'idea di "aggiornare" perversamente l'anatomia concettuale di Nauman e farla diventare la parodia di un film porno-gay girato nella San Fernando Valley, il luogo deputato alla ricchissima industria del porno di Los Angeles.

La mostra si intitolava The Bruce Nauman Trilogy. Quali erano le altre parti che componevano questa trilogia?
Flower arrangement è un ironico remake di Flour arrangements (1966). Esattamente come nell'opera originale di Nauman, ho rappresentato la metamorfosi di una natura morta. Al posto delle sette diverse sculture di farina (flour), ho documentato (sia con sette fotografie che con un'installazione dal vivo) un mazzo di fiori (flowers) dal pieno sboccio al completo appassimento. La terza parte è l'installazione multimediale Greatest Hits - Milva canta Bruce Nauman, per la quale ho chiesto alla cantante Milva di reinterpretare una delle più famose opere audio di Bruce Nauman, Get out of my mind! Get out of this room! (1968), come se fosse una battuta da un dialogo teatrale melodrammatico. La nuova interpretazione sonora è accompagnata da un'insegna al neon.

Firmando in corsivo con il nome "Milva" proprio questo neon, scritto invece in lettere maiuscole, sembri riferirti all'analisi del linguaggio fatta da Nauman nei suoi famosi neon pieces...
La grafica delle parole "Per Bruce Con Amore" è stata progettatail più possibile vicina a quella utilizzata da Bruce Nauman per il lavoro One Hundred Live and Die (1984). Mi piaceva l'idea di citare espressamente un lavoro storico di Nauman, accostandolo ironicamente alla riproduzione dell'autografo di Milva. Mi sembrava anche questo un tentativo ulteriore di fondere il "concettuale" con il "melodrammatico".

Questo tentativo si sovrappone a quello ricorrente, nella tua pratica artistica, di entrare in contatto con una figura mitica: proprio Milva recitò nel 1972 in un film di Carlo Carunchio - D'amore si muore - in cui interpretava il ruolo della fidanzata del protagonista, un giovane la cui ossessione per la bellezza e l'eleganza di una donna più anziana interpretata da Silvana Mangano, icona di altre tue opere, giunge al limite di un paradossale suicidio (d'amore, si sa, non si muore). L'annullamento della distanza, spesso favorito dalla 'cattiva coscienza' provinciale di riferimenti di questo tipo, è in questi lavori l'espressione del desiderio di un'esperienza diretta che ti affranchi dall'alienazione dello spettatore comune, dalla sublimazione mediatica e divistica?
La perfetta metafora dell'avvicinamento al mito è il mazzo di fiori ed è proprio per questo che ho deciso di utilizzarlo come scultura vera e propria in Flower arrangement, al posto delle sculture di farina fatte a mano. È una forma di parodia della ridicola corbeille floreale, tipico omaggio da cantante lirica. Ma è anche un onesto, preciso e molto diretto riferimento autobiografico. In tutti i miei tentativi di avvicinamento alle icone o attori con i quali volevo o avrei voluto interagire, i mazzi di fiori si sono rivelati il miglior strumento di comunicazione e di convincimento, un linguaggio quasi autonomo e sorprendentemente persuasivo.

Pur se i tuoi progetti assumono spesso riferimenti esterni - e anzi delineano intorno ad essi un complesso sistema di rimandi simile a quello predisposto nelle sue opere da un artista, per esempio - la natura di questi riferimenti non è mai citazionista o appropriazionista, ma si basa appunto sulla tensione intima e sociale prodotta da incontri imprevisti ... Nauman stesso è stato un maestro di questa sorta di schizofrenia, ti affascina la sua irriducibilità e ambiguità tematica e stilistica?
Sì, il punto del progetto è proprio questo: cercare di capire come lo spettatore di oggi possa rapportarsi al lavoro di Nauman ed in quale misura le istituzioni o le gallerie che lo presentano ne possano preservare l'integrità estetica e concettuale. Nauman nel corso della sua carriera ha cambiato radicalmente e incessantemente le tecniche dei propri lavori e questo lo rende, a livello superficiale, meno immediatamente riconoscibile di altri artisti. Se pensi al modo in cui i grandi musei nel mondo installano le proprie collezioni, Nauman diventa sempre più un artista di resistenza, proprio perché le sue opere (siano esse un video, un'istallazione o un sound piece) richiedono molta più attenzione della media ed hanno un grado di comprensibilità più articolato. Dal momento che oggi, con la miriade di fiere e biennali, gli artisti devono competere soprattutto per catturare l'attenzione dello spettatore, è proprio l'impegno intellettuale al quale Nauman costringe che mi interessa in maniera ossessiva.

Ma, Francesco, non te l'ho ancora chiesto: Bruce Nauman sei poi riuscito a incontrato?
No, non l'ho mai incontrato e forse non ne sento il bisogno, lo rispetto profondamente e questo mi basta .
(01/02)

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